Prossima: l’esperienza di Cristina come volontaria

Cristina Pellegrino, una volontaria di Prossima, ha raccontato la sua esperienza con Prossima, che definisce un viaggio tra condivisione e crescita personale, una esperienza davvero entusiasmante. Prossima, per me, non è solo una scuola di italiano, ma un luogo di connessione umana.

Sono entrata a far parte di Prossima da poco, circa un mese fa. Prima di allora, conoscevo questa realtà solo attraverso i social media. Guardavo foto, attività ed eventi con curiosità, pensando che sarebbe stato bello partecipare, ma come spesso accade, un senso di imbarazzo mi bloccava dal fare quel passo in avanti, quello che ci porta a partecipare e a metterci in gioco.

Un mese fa, io e la mia amica Antonella abbiamo deciso di superare quella soglia e di offrire una mano al corso base di italiano per stranieri. L’impatto è stato immediatamente positivo. Dopo aver assistito alla prima lezione tenuta dalla maestra Anna, abbiamo iniziato a condurre le lezioni del mercoledì mattina.

Un’esperienza di insegnamento unica

Per me, questa esperienza è davvero entusiasmante. Non avendo mai insegnato prima, tantomeno italiano a persone di altre culture, ho scoperto un mondo nuovo. Gli studenti provengono da Paesi diversi come Pakistan, Marocco, Nigeria, e in alcuni casi conoscono solo poche parole di italiano. Altri, purtroppo, non sanno nemmeno leggere e scrivere nella loro lingua d’origine. La lingua comune è spesso l’inglese, e qui l’aiuto della volontaria madrelingua, Andrea, è fondamentale.

Vedere i loro progressi, seppur minimi, è una grande soddisfazione: la scrittura incerta, i compiti svolti con orgoglio e mostrati con sorrisi enormi sono momenti che stimolano e arricchiscono, sia loro che me. È una sfida condivisa che rende ogni mercoledì mattina un momento di crescita reciproca.

Prossima: un luogo di incontro e comunità

Ogni volta che apro la porta della sede di Prossima, si apre anche un mondo di sguardi, sorrisi e storie. Storie che probabilmente nascondono viaggi difficili, famiglie lasciate lontano, povertà estrema. Ma in quei momenti, tutto questo passa in secondo piano: resta solo la voglia di costruire un futuro migliore. Durante le lezioni, non sono solo loro a imparare l’italiano; anche io imparo qualcosa: tradizioni, cibo, racconti e frammenti di vita di paesi lontani.

Prossima, per me, non è solo una scuola di italiano, ma un luogo di connessione umana. È uno spazio dove esperienze di vita si intrecciano, dove studenti e volontari si incontrano e, insieme, creano una comunità in continua evoluzione. È anche un luogo che ci costringe a rallentare, riportando la vita a un ritmo umano, dove l’indifferenza cede il passo alla partecipazione.

Essere cittadini attivi: non restare indifferenti

In una città come Lucera, spesso ci limitiamo a guardare ciò che ci circonda senza immaginare come potrebbe essere migliorato. Prossima, invece, rappresenta per me la possibilità di non restare indifferente, di agire concretamente e di uscire dal mio cerchio ristretto.

Perché, se è vero che gli studenti della scuola sono stranieri in questa parte di mondo, anche noi rischiamo di sentirci estranei rispetto al nostro stesso territorio, quando non ci attiviamo per ciò che potrebbe diventare.

Prossima è questo: un modo per esserci, per condividere e per costruire, insieme, una realtà più umana, inclusiva e connessa.

Cristina Pellegrino